Il regime fiscale della nuova impresa sociale

La Fondazione nazionale dei commercialisti ha pubblicato lo scorso 3 ottobre un contributo di ricerca molto interessante su una delle materie cardine della Riforma del Terzo Settore, la nuova impresa sociale. Il documento, scaricabile qui, affronta le novità relative al regime fiscale della nuova impresa sociale. “La legge delega di riforma del Terzo settore ha operato un’ampia revisione della disciplina civilistica e fiscale dell’impresa sociale, nell’ottica di incentivarne la diffusione.” – riporta la nota di lancio sul sito della Fondazione. “Lo scarso “successo” di questa tipologia di impresa,” – prosegue la nota –  “nel vigore della precedente disciplina, veniva riferito soprattutto al fatto che divenire un’impresa sociale da un lato comportava importanti vincoli sulla distribuzione degli utili, dall’altro non riconosceva uno specifico regime fiscale. Infatti, ogni ente che adottava la qualifica di impresa sociale continuava ad applicare i modelli impositivi operanti con riferimento alla propria “veste” giuridica.

Il legislatore delegato, in attuazione dei principi direttivi indicati dalla delega per la riforma del Terzo settore, ha incentivato la diffusione di questo modello di impresa prevedendo forme di detassazione degli utili (quando destinati a specifiche finalità), introducendo la possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali telematici (in analogia a quanto previsto per le start-up innovative) e adottato misure agevolative volte a favorire gli investimenti di capitale.

Il quadro normativo tracciato dal legislatore delegato con il D.Lgs. n. 112 del 2017 è stato recentemente modificato dal D.Lgs. n. 95 del 2018 entrato in vigore l’11 agosto u.s. e in capo alle imprese sociali già costituite incombe l’obbligo di adeguamento alle nuove disposizioni recate dal cennato Decreto n. 112 entro il 20 gennaio 2019.

L’attualità della materia ha quindi suggerito l’opportunità di approfondire, in un primo documento di ricerca, la nuova disciplina fiscale applicabile a quegli enti che assumono la qualifica di impresa sociale, così come alle cooperative sociali che, “a regime”, diverranno imprese sociali di diritto. Fermo restando che l’efficacia delle disposizioni, che ci si appresta ad esaminare è subordinata all’intervento dell’autorizzazione della Commissione europea, nel rispetto della disciplina comunitaria in materia di Aiuti di Stato.”

Quali sono i requisiti per diventare un’impresa sociale? La mia cooperativa sociale è impresa sociale? E quali differenze ci sono tra la cooperativa sociale e l’impresa sociale? Sono una cooperativa sociale, sono obbligata a redigere il bilancio sociale? Abbiamo un’associazione e alcune attività rientrano nella dimensione dell’impresa sociale, come fondarne una? Sono solo alcune domande che frequentemente riceviamo dalle Organizzazioni di Terzo Settore e da imprese e cooperative sociali riguardo alla Riforma e alla nuova disciplina dell’impresa sociale.

Col nostro portale, abbiamo voluto mettere a disposizione un primo tutorial gratuito per districarsi nella normativa dei nuovi ETS e dell’impresa sociale. Puoi fare da subito un primo passo per capire meglio la Riforma e il suo impatto sulla tua organizzazione. Puoi farlo da solo e in modo facile e gratuito. Segui il percorso sulla Riforma nella sezione ‘Come adeguarsi’ oppure contattaci direttamente per approfondire il tema.

La riforma del Terzo settore e le previsioni contenute nel Codice (d. lgs. 117/17) – Alceste Santuari

Riceviamo e pubblichiamo un commento agli ultimi aggiornamenti della Riforma da parte del Prof. Alceste Santuari, docente di Diritto dell’Economia, degli Enti Non Profit, International Healt and Law all’Università di Bologna.  
Come è noto, il Codice del Terzo settore, unitamente alla disciplina riguardante l’impresa sociale (d. lgs. n. 112/2017) e quella riguardante la stabilizzazione del cinque per mille (d. lgs. n. 111/2017), è intervenuto a completare la riforma delle organizzazioni non profit, avviata con l’approvazione della legge delega n. 106/2016. Il Codice, in ossequio ai principi e criteri direttivi impartiti nella l. n. 106 del 2016, intende rafforzare il ruolo delle organizzazioni non profit, alle quali è chiesto di operare al fine di realizzare la coesione sociale e, quindi, di assicurare una maggiore tutela dei diritti sociali e civili. Gli enti del terzo settore (Ets) possono perseguire diverse finalità di interesse generale, per il raggiungimento delle quali sono autorizzate a svolgere attività di produzione e scambio di beni e servizi. L’attività in parola, accanto alle altre attività di interesse generale che gli enti del Terzo settore possono implementare, può esercitarsi in un’ampia gamma di ambiti e settori di intervento (art. 5). Gli Ets si considerano non commerciali se le entrate derivanti dalle attività istituzionali e secondarie svolte con modalità non commerciali prevalgono rispetto ai ricavi delle attività profit. Gli enti che svolgono attività commerciale in misura prevalente potranno qualificarsi come imprese sociali e accedere al relativo regime fiscale (d. lgs. n. 112/2017). Tuttavia, le associazioni e le fondazioni che non intendano acquisire lo status di impresa sociale sono legittimate a svolgere attività economico-imprenditoriale nella gestione ed erogazione di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari. Si tratta di una previsione innovativa, in quanto una disposizione di diritto positivo riconosce l’evoluzione di molte organizzazioni non profit di questi ultimi due decenni. Esse, infatti, hanno sviluppato servizi, attività e progettualità capaci di assicurare un efficace ed effettivo conseguimento della mission sociale ad esse affidata. E proprio per evitare che una simile attività potesse e possa costituire un elemento di “distrazione” dal necessario perseguimento delle finalità, il Codice del Terzo settore ha confermato l’obbligo per gli enti non profit di vincolare (rectius: destinare) gli eventuali utili conseguiti e il patrimonio dell’organizzazione, nonché il patrimonio che residua al termine del ciclo di vita della stessa, al solo ed esclusivo perseguimento delle finalità statutarie. A ciò si aggiunga che agli enti del terzo settore, ancorché in ragione delle dimensioni, è fatto obbligo di presentare e depositare il bilancio, tenere i libri sociali, nonché pubblicare sui propri siti i compensi degli amministratori e controllori. A riguardo dei controlli sugli enti del terzo settore, il Codice ha inteso prevedere un sistema di monitoraggio e supervisione sulla loro attività che può, in forma sintetica, suddividersi in due livelli. Il primo livello riguarda le verifiche effettuate e realizzate dagli organi di controllo statutariamente previsti, mentre il secondo livello attiene al profilo delle verifiche da parte della P.A. competente. L’organo di controllo (che si ricorda può essere costituito in forma monocratica ovvero collegiale) sono obbligatori per le fondazioni, mentre per le associazioni, siano esse riconosciute ovvero non riconosciute, esso è obbligatorio quando l’associazione registra per due esercizi consecutivi due dei tre parametri individuati dall’art. 30 del Codice:
  1. totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 110.000,00 euro;
  2. ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: 220.000,00 euro;
  3. dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 5 unità.
Sia le associazioni (riconosciute e non riconosciute) e le fondazioni del Terzo settore devono nominare un revisore legale dei conti ovvero una società di revisione legale iscritti negli appositi registri quando esse superano per due esercizi consecutivi due dei seguenti limiti:
  1. totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 1.100.000,00 euro;
  2. ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate: 2.200.000,00 euro;
  3. dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 12 unità.
Se, da un lato, quindi, la Riforma del terzo settore ha inteso “sdoganare” l’esercizio di attività economico-imprenditoriale da parte degli enti non profit, dall’altro, ha voluto collegare a tale esercizio tutte le tutele e garanzie nei confronti dei terzi beneficiari, ma anche degli associati ovvero di quanti sono chiamati ad assumersi responsabilità gestionali interne alle organizzazioni medesime, le misure previste per le società. Ma non solo: il Codice ha individuato anche un set di controlli da parte degli enti pubblici, finalizzati a preservare la “genuinità” delle finalità di pubblico interesse degli enti non profit. Tra questi controlli si ricordano quelli esercitati:
  • dal notaio (art. 22 del Codice), il quale, nella sua qualifica di pubblico ufficiale, verifica che l’atto costitutivo e lo statuto degli enti non profit che intendano conseguire la personalità giuridica soddisfino i requisiti previsti per l’iscrizione nel registro;
  • dall’Ufficio del Registro unico nazionale degli enti del terzo settore (art. 93 del Codice), il quale è incaricato di verificare la sussistenza e la permanenza dei requisiti necessari all’iscrizione nel Registro; il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche o di utilità sociale; l’adempimento degli obblighi derivanti dall’iscrizione al Registro.
Si ricorda che i controlli – alla stessa stregua di quanto accade per le cooperative – possono essere esercitati anche dalle reti associative nazionali (cfr. art. 41, comma 2 del Codice) e dai Centri di servizio per il volontariato (cfr. art. 61 del Codice), che risultino accreditati presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.
  • dalle P.A. e dagli enti locali territoriali che erogano risorse finanziarie agli enti del terzo settore finalizzate allo svolgimento delle attività statutarie di interesse generale;
  • dal Fisco: l’amministrazione finanziaria potrà intervenire per disconoscere le agevolazioni fiscali riconosciute e per trasmettere ogni informazione utile alla valutazione circa l’eventuale cancellazione dal Registro unico, qualora ne ricorrano i presupposti;
  • dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, chiamato (anche) a vigilare sul sistema di registrazione degli enti del terzo settore e a monitorare lo svolgimento delle attività degli uffici del Registro.
Come si può facilmente inferire da quanto sopra riportato, la Riforma del Terzo settore ha inteso approntare un sistema di verifiche, controlli, supervisioni e ispezioni al fine di assicurare che gli scopi perseguiti dagli enti non profit siano coerentemente e correttamente perseguiti e che le attività svolte, per la realizzazione di quei fini, siano facilmente monitorate e trasparenti.

Riforma del Terzo Settore: pubblicati i correttivi, in attesa dei provvedimenti attuativi ecco i 5 principali cambiamenti.

E’ stato pubblicato sulla GU del 10 Settembre il decreto legislativo che integra e corregge il codice del Terzo Settore. Precedentemente, sulla GU del 10 Agosto era stato pubblicato il decreto legislativo che integra e corregge la disciplina sull’impresa sociale.
Qui sotto riportiamo i rimandi ai singoli provvedimenti, che potete poi trovare anche nella sezione del nostro portale dedicata alla rassegna normativa:

DECRETO LEGISLATIVO 20 luglio 2018, n. 95 
Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della legge 6 giugno 2016, n. 106. (18G00120) (GU Serie Generale n.185 del 10-08-2018)

Il provvedimento è entrato in vigore l’11 agosto 2018
Al momento dell’approvazione definitiva del Decreto Legislativo in Consiglio dei Ministri avevamo dato una notizia sintetica dei principali provvedimenti assunti.

L’impresa sociale continua ad essere uno dei pilastri su cui la Riforma investe per rilanciare la capacità di sviluppo dimostrata negli anni dal Terzo Settore.

DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2018, n. 105 
Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante: «Codice del Terzo settore, a norma dell’articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.». (18G00131) (GU Serie Generale n.210 del 10-09-2018)

Il provvedimento è entrato in vigore l’11 settembre 2018
Anche per le modifiche apportate al Codice del Terzo Settore avevamo dato prontamente notizia all’alba del varo da parte del Consiglio di Ministri. Oggi abbiamo a disposizione il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Esso va nella direzione di specificare alcuni punti del Codice senza tuttavia apportare un significativo correttivo in termini di contenuto e disciplina. Si tratta per questi punti di chiarimenti e specificazioni utili, ma non modificative del senso e delle disposizioni previste in origine.

In altri punti, il Decreto interviene invece nella sostanza andando a modificare alcuni elementi rilevanti. Ne abbiamo selezionati per voi 5 di rilievo:

1. Proroga dei termini per adeguare gli Statuti degli ETS
Proroga da 18 a 24 mesi dei termini per adeguare gli statuti degli ETS – Enti del Terzo Settore. Questo significa che il termine passa dal 3 febbraio a 3 agosto 2019. Sei mesi in più per predisporre le modifiche (e naturalmente per riflettere sull’impatto che il Codice ha sulla propria organizzazione e su come cogliere al meglio le opportunità che la nuova normativa presenta). In caso di modifiche per uniformarsi alle nuove disposizioni inderogabili o per escludere l’applicazione di nuove disposizioni derogabili, gli enti potranno deliberare gli adeguamenti con le modalità e le maggioranze dell’assemblea ordinaria.

2. Per le OdV ripristino dell’esenzione dall’imposta di registro
Il correttivo interviene per sanare un punto assai importante per le OdV. È previsto infatti il ripristino, per le organizzazioni di volontariato, dell’esenzione dall’imposta di registro sugli atti costitutivi e su quelli connessi allo svolgimento delle attività statutarie.

3. Personalità giuridica
Era già noto come le associazioni e le fondazioni potessero acquistare la personalità giuridica mediante l’iscrizione al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (naturalmente a partire dal momento in cui verrà istituito). Il decreto correttivo specifica che per le associazioni e fondazioni già in possesso della personalità giuridica che ottengono l’iscrizione al RUNTS, l’efficacia dell’iscrizione ai registri delle persone giuridiche è sospesa fintanto che venga mantenuta l’iscrizione nel RUNTS stesso. Nel periodo di sospensione, tali enti non perdono la personalità giuridica acquistata con la previgente normativa e non si applicano le disposizioni previgenti.

4. Volontari delle OdV e APS di secondo livello
Il decreto specifica un’importante aspetto di funzionamento per le organizzazioni di volontariato e per le associazioni di promozione sociale di secondo livello, cioè per quelle costituite da una base sociale di enti ad esse associati.
Le organizzazioni di secondo livello – grazie alla modifica – è chiarito debbano avvalersi in modo prevalente dell’attività dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati.

5. Donazioni e Dopo di Noi
Il decreto correttivo provvede a modificare le disposizioni relativa alle erogazioni liberali, alle donazioni e agli altri atti a titolo gratuito effettuati dai privati nei confronti di trust ovvero dei fondi speciali di cui al comma 3 dell’articolo 1 della legge n. 112 del 2016 (legge sul Dopo di Noi). A queste si applicano le detrazioni previste dall’articolo 83, comma 1, secondo periodo, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, e le deduzioni di cui al comma 2 del predetto articolo 83 con il limite ivi indicato elevato al 20 per cento del reddito complessivo dichiarato e comunque nella misura massima di 100.000 euro annui.

Il Consiglio dei Ministri approva il nuovo Codice

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, relativo al Codice del Terzo Settore.

Il decreto prevede, tra l’altro, la proroga da 18 a 24 mesi dei termini per adeguare gli statuti degli enti del Terzo settore al nuovo quadro normativo; apre all’interlocuzione organica, rafforzando la collaborazione tra Stato e Regioni (soprattutto in materia di utilizzazione del fondo di finanziamento di progetti e attività di interesse generale del Terzo settore); fa chiarezza sulla contemporanea iscrizione al registro delle persone giuridiche e al registro unico nazionale; indica il numero minimo di associati necessario per la permanenza di una associazione di promozione sociale o di una organizzazione di volontariato.

Per ulteriori dettagli rimaniamo in attesa della pubblicazione su Gazzetta Ufficiale

Appuntamento d’autunno con un seminario riservato!

Appuntamento d’autunno con un seminario riservato!

Anticipiamo ai nostri lettori che in esclusiva per gli iscritti alla newsletter, il team di Riformadelterzosettore.it ha pensato di organizzare un momento seminariale di approfondimento riservato e gratuito per il prossimo autunno.

 

Un’opportunità che volentieri mettiamo a disposizione di chi ha voluto restare in contatto con noi e ha svolto il percorso di adeguamento sul nostro sito web, con un primo report di analisi ed orientamento. L’obiettivo del seminario è quello di offrirvi il quadro aggiornato dello stato di attuazione della Riforma e chiarire i passi formali che le diverse organizzazioni dovranno compiere nei mesi successivi per adeguarsi alle novità normative. L’occasione è inoltre pensata affinché possiate non solo ascoltare ma porre domande e confrontarvi con esperti del settore, ciò che abbiamo riscontrato essere un’esigenza molto avvertita da parte delle organizzazioni e che spesso non è possibile nei corsi di formazione.

 

Collegati a questo seminario iniziale saranno poi organizzati moduli formativi specifici su tematiche inerenti la Riforma, con la presenza dei nostri esperti e consulenti con una formula che abbina la formazione d’aula alla possibilità di accesso ad una consulenza personalizzata “one to one”. Una formula innovativa che va proprio nella direzione di fornire un supporto maggiormente personalizzato alle singole esigenze di approfondimento.

 

Appuntamento dunque a settembre, quando avremo modo di comunicare il programma di dettaglio e le modalità organizzative. Per chi volesse dare una pre-adesione all’iniziativa seminariale può già contattarci rispondendo a questa email e indicando il proprio interesse. La manifestazione d’interesse non comporta alcun impegno alla partecipazione.

Perché dovresti cominciare a valutare le modifiche dello Statuto ma non farle ora…

Perché dovresti cominciare a valutare le modifiche dello Statuto ma non farle ora…

Ce lo stanno chiedendo in molti, associazioni, fondazioni e cooperative che, di fronte alle novità della Riforma si stanno interrogando sulle modifiche da apportare ai propri Statuti. Quando farle? Il nostro orientamento è quello di indicare due piste:

  1. La prima quella di avviare un lavoro di approfondimento, di analisi tecnica delle caratteristiche organizzative, relativo alla missione e alle prospettive di sviluppo dell’organizzazione, ma anche riguardanti le dimensioni economico-patrimoniali, le tipologie di attività ecc. Insomma, una riflessione a tutto tondo sull’organizzazione e sulle prospettive, alla luce della Riforma. Questa infatti offre un tempo di adeguamento ampio (proprio in questi giorni siamo in attesa di un decreto correttivo al Codice del Terzo Settore che dovrebbe essere varato entro il 2 agosto prossimo e, contestualmente, sono state presentate e sono in discussione, proposte parlamentari di proroga dei termini di attuazione della Riforma). Questo tempo molto ampio – a breve quindi capiremo quanto ampio – consente di dedicare tempo ed energie ad un lavoro di analisi e di visione prospettica, cose che di solito se fatte in fretta, in prossimità della scadenza delle modifiche da apportare ai propri Statuti, rischiano di essere fatte poco e male, con evidenti conseguenze anche di lungo periodo. Questo consente alle organizzazioni di non restare immobili di fronte alla Riforma e di avere il tempo necessario anche per poter maturare decisioni strategiche.
  2. La seconda è quella di attendere la revisione materiale degli Statuti. Le ragioni sono più d’una. Ad esempio per quanto concerne le Cooperative sociali, il recente varo del decreto correttivo sull’impresa sociale, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sposta il termine da 12 a 18 mesi, mettendo quindi a disposizione ulteriori 6 mesi per provvedere alla luce anche delle ultime novità introdotte per quanto applicabili alla normativa speciale sulla cooperazione sociale. Ma anche le associazioni da questo punto di vista non fanno differenza. Accennavamo nella precedente newsletter l’opportunità di attendere il decreto ministeriale applicativo relativo alle attività secondarie e strumentali a quelle di interesse generale. È evidente che un frettoloso intervento sullo Statuto relativo alle attività di interesse generale, lascerebbe non del tutto ferma invece la partita su quelle secondarie e strumentali, con la necessità eventuale di re-intervenire in un secondo momento sul punto.

Approvato il decreto correttivo sull’impresa sociale

Approvato il decreto correttivo sull'Impresa Sociale

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri, 17 luglio 2018, ha provveduto ad approvare, in esame definitivo, il decreto correttivo sull’impresa sociale. A seguito dell’emanazione il 3 luglio 2017 e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 18 luglio 2017, a distanza di un anno, era atteso il varo di alcuni correttivi al decreto legislativo n. 112.

Si tratta appunto di alcuni correttivi, e non di provvedimenti attuativi dello stesso che sono ancora attesi. Di seguito il comunicato stampa a conclusione del Consiglio dei Ministri:

 

“IMPRESA SOCIALE

 

Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, recante revisione della disciplina in materia di impresa sociale, ai sensi dell’articolo 1, comma 7, della legge 6 giugno 2016, n.106 (decreto legislativo – esame definitivo)

 

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio, ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che, in attuazione della legge di riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale (legge 6 giugno 2016, n.106), introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, relativo alla revisione della disciplina in materia di impresa sociale.

 

Gli interventi correttivi e integrativi previsti riguardano l’utilizzazione dei lavoratori molto svantaggiati e dei volontari, l’adeguamento degli statuti delle imprese sociali e le misure fiscali e di sostegno economico.

 

In tale quadro si prevede, tra l’altro, l’introduzione di un limite temporale di 24 mesi, a partire dalla data di assunzione, ai fini del computo della quota di lavoratori definiti “molto svantaggiati” dipendenti dell’impresa sociale; l’inserimento di una clausola di salvaguardia della normativa in tema di società cooperative, volta a garantire che le operazioni straordinarie avvengano nel rispetto delle finalità tipiche e dell’identità specifica dell’impresa sociale in forma cooperativa e l’introduzione di limiti più stringenti all’impiego di volontari nelle imprese sociali, con la previsione che l’azione dei volontari stessi debba essere aggiuntiva e non sostitutiva di quella dei lavoratori impiegati.

 

Sono inoltre previsti interventi correttivi sul versante fiscale, tra cui la previsione della non imponibilità delle somme destinate al versamento del contributo per l’attività ispettiva e delle somme destinate a riserva e, al contempo, della imponibilità di qualsiasi distribuzione di utili ai soci, anche qualora ciò avvenga sotto forma di aumento gratuito del capitale nei limiti delle variazioni ISTAT. Si introducono altresì modificazioni alla disciplina degli investimenti nel capitale delle imprese sociali, per precisare che gli investimenti agevolabili devono essere eseguiti dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, e che la qualifica di impresa sociale deve essere acquisita da non più di cinque anni. In questo modo, la disciplina viene allineata a quanto previsto dalla normativa sulle start-up innovative (art. 25 del decreto legge n. 179 del 2012), già approvata da parte della Commissione Europea.

Infine, si amplia da 12 a 18 mesi il termine entro il quale le imprese sociali già costituite devono adeguarsi alla nuova disciplina.

Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle Commissioni speciali costituite per l’esame degli atti presentati dal Governo.”

Nei prossimi giorni è attesa la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e la possibilità di avere quindi anche un testo integrato della disciplina sull’impresa sociale. Appena ne avremo disponibilità, provvederemo a pubblicarlo nella sezione “La Riforma” del nostro portale, per una facile e immediata consultazione.

 

Atteso adesso anche il decreto correttivo del Codice del Terzo Settore, entro il 2 agosto p.v., considerando anche in questo caso un anno dalla pubblicazione del Decreto legislativo n. 117 il 2 agosto dello scorso anno. Su entrambi i decreti, nelle scorse settimane le Commissioni parlamentari avevano svolto le audizioni con le parti interessate, tra queste il Forum del Terzo Settore. Una tra le principali richieste rappresentate era la proroga dei termini per la revisione degli Statuti, uno degli aspetti cruciali, per i quali sarà necessario – anche in questo caso – l’emanazione di alcuni decreti ministeriali e provvedimenti attuativi per avere un quadro di dettaglio su cui gli ETS (Enti del Terzo Settore) dovranno muoversi. A titolo esemplificativo, l’articolo 6 del CTS, introduce la possibilità per gli ETS di esercitare “attività diverse da quelle di cui all’articolo 5”, ossia le attività di interesse generale, a condizione che l’atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano “secondarie e strumentali” rispetto alle attività di interesse generale. Non quindi ogni altra attività diversa da quelle di interesse generale, ma attività ad esse secondarie e strumentali. Tuttavia per declinare il carattere strumentale e secondario di tali attività è necessario – e previsto dallo stesso articolo 6 del CTS – un decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che definisca criteri e limiti delle stesse. Si tratta di uno dei molti provvedimenti attuativi ancora mancanti e – in questo caso – indispensabili per procedere ad una revisione statutaria in linea con le novità normative.

 

Per tornare al decreto integrativo e correttivo della disciplina sull’impresa sociale, dal comunicato governativo, emerge un intervento che non stravolge l’impianto complessivo né il quadro agevolativo (seppure con le novità rispetto agli investimenti per i quali la normativa si allinea alla disciplina delle start-up innovative e, sul piano fiscale, con le specifiche novità relative alle somme non imponibili o al contrario imponibili, es. rispetto agli utili reinvestiti). L’impresa sociale continua ad essere nel quadro normativo attuale, una prospettiva particolarmente interessante di sviluppo, non solo (ma anche) per le organizzazioni di terzo settore che si troveranno nella condizione (o nella convenienza) di separare alcune attività attualmente esercitate ad es. come soggetto associativo di volontariato o di promozione sociale, ma anche come prospettiva di sviluppo autonoma.