Coprogettazione e coprogrammazione, lettera aperta all’ANAC

“Prima l’entusiasmo, acceso con l’introduzione nel Codice del terzo settore di una più ampia gamma di strumenti per coprogettare, coprogrammare e gestire in convenzionamento servizi di interesse generale; applicando con coerenza il principio di sussidiarietà. Poi lo scoramento, generato dal parere del Consiglio di Stato (il n. 2052, reso dalla Commissione speciale di Palazzo Spada il 20 agosto 2018) che arretra il potenziale di una nuova stagione di collaborazione fra pubblica amministrazione e enti del terzo settore indicando – con piglio conservativo – l’unica via della gara d’appalto. ” Così una nota pubblicata sul sito di EURICSE in riferimento al dibattito sull’applicazione dell’articolo 55 del Codice del Terzo Settore (Coinvolgimento degli enti del Terzo settore) che, lo ricordiamo, prevede:

1. In attuazione dei principi di sussidiarieta’, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicita’, omogeneita’, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilita’ ed unicita’ dell’amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nell’esercizio delle proprie funzioni di programmazione e organizzazione a livello territoriale degli interventi e dei servizi nei settori di attivita’ di cui all’articolo 5, assicurano il coinvolgimento attivo degli enti del Terzo settore, attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento, poste in essere nel rispetto dei principi della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonche’ delle norme che disciplinano specifici procedimenti ed in particolare di quelle relative alla programmazione sociale di zona.

2. La co-programmazione e’ finalizzata all’individuazione, da parte della pubblica amministrazione procedente, dei bisogni da soddisfare, degli interventi a tal fine necessari, delle modalita’ di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili.

3. La co-progettazione e’ finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti, alla luce degli strumenti di programmazione di cui comma 2.

4. Ai fini di cui al comma 3, l’individuazione degli enti del Terzo settore con cui attivare il partenariato avviene anche mediante forme di accreditamento nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialita’, partecipazione e parita’ di trattamento, previa definizione, da parte della pubblica amministrazione procedente, degli obiettivi generali e specifici dell’intervento, della durata e delle caratteristiche essenziali dello stesso nonche’ dei criteri e delle modalita’ per l’individuazione degli enti partner.

“Ora la risposta” – prosegue la nota di EURICSE (ndr): una mobilitazione, confluita in un documento, promosso dal “Club degli amici dell’articolo 55” (nato ben prima del parere contestato, a dimostrazione delle speranze riposte nella riforma) e con cui giuristi, economisti, ricercatori ed esperti chiedono una correzione delle incongruenze e delle mancanze espresse dalla giustizia amministrativa. Obiettivo: esortare l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ad aggiornare le proprie Linee Guida nel rispetto (reale) del diritto e delle specificità del terzo settore.

“In generale – recita il documento – l’affermata primazia del diritto euro-unitario sul diritto interno appare particolarmente incongrua perché ancorata, con incomprensibile certezza, a una visione mercantilistica, declinata esclusivamente sul principio di tutela della concorrenza, finendo per imporre quest’ultimo anche alle forme di collaborazione tra organismi pubblici e privati che perseguono obiettivi simili se non coincidenti”. Ma soprattutto non si tiene conto di un altro basilare principio comunitario, quello solidaristico, che trova la sua espressione proprio nella direttiva n.24/2014, recepita con il d.lgs.n.50/2016. Tale disposizione, infatti, non impone alcun obbligo agli Stati membri di adottare misure pro-concorrenziali in tutti i settori.

“La visione che individua l’unico strumento relazionale nel contratto d’appalto, secondo la logica della competitività, da un lato priva la pubblica amministrazione dell’apporto originale che può essere fornito dagli enti inseriti in un procedimento di collaborazione, ma soprattutto la priva della possibilità di conseguire risparmi di spesa derivanti dall’apporto materiale degli enti medesimi all’implementazione degli interventi, con conseguente lesione di un altro principio di rilevanza eurounitaria, la tutela degli equilibri di bilancio, recepito negli articoli 81, 97 e 119 Cost”, si argomenta ancora nel documento.

Considerazioni che evidenziano la necessità di distinguere fra l’evidenza pubblica propria delle procedure disciplinate dal Codice dei contratti pubblici e l’evidenza pubblica propria dell’affidamento dei servizi, secondo modalità diverse dall’appalto e dalla concessione, ma comunque rispettose dei principi di trasparenza, pubblicità e di parità di trattamento.

Ciò che si vuole palesare è il vizio di fondo: non c’è una gara fra contendenti, da una parte, e stazione appaltante, dall’altra, bensì l’attivazione di un partenariato collaborativo tra soggetti con obiettivi simili e in cui tutti apportano proprie risorse. Nel rispetto, s’intende, di una o più attività di interesse generale, quindi non lucrative. Emerge così, scrivono i firmatari, “un autonomo e solido fondamento costituzionale degli istituti disciplinati dal Titolo VII del Codice del Terzo settore, distinto da quello del Codice dei contratti pubblici”.

Ma la svista può essere corretta, riabilitando una specificità – quella degli enti del terzo settore – oggi a rischio appiattimento. “L’aggiornamento da parte dell’ANAC delle proprie Linee Guida n. 32/2016 sugli affidamenti agli enti di Terzo settore – è la chiosa del documento – rappresenta una prima occasione decisiva affinché il diritto del terzo settore sia davvero preso sul serio”.

Qui il documento integrale Il diritto del Terzo settore preso sul serio

Qui l’elenco dei promotori

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Statuti: come indicare le attività di interesse generale

L’articolo 5 c.1 del Codice del Terzo Settore elenca le attività di interesse generale che devono essere esercitate (una o più tra esse) in via esclusiva o principale dagli Enti del Terzo Settore diversi da imprese e cooperative sociali. Tale disposizione inquadra gli Enti che, in presenza di altre caratteristiche soggettive e di funzionamento, potranno o non potranno iscriversi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Si tratta pertanto di una norma che deve trovare piena corrispondenza all’interno dello Statuto dell’Ente di Terzo Settore e diventa perciò in questa fase di modifiche essenziale per procedere. Altrettanto essenziale risulta il chiarimento offerto dalla Circolare ministeriale a firma del Direttore Generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale del Terzo Settore e della Responsabilità sociale delle imprese n. 20 del 27 dicembre 2018 con la quale, tra le altre cose, vengono riepilogati i contenuti obbligatori, derogatori (laddove consentito dal Codice) e facoltativi (anche in questo caso laddove indicata tale opportunità dal Codice stesso).

L’indicazione delle materie che in via esclusiva o principale sono esercitate dall’Ente di Terzo Settore, indipendentemente quindi poi dalla specifica qualifica che esso decide di assumere e dalla sua soggettività giuridica (ad es. di associazione o di fondazione), è un contenuto obbligatorio.

La suddetta circolare ministerialie chiarisce sul punto che “Pertanto, l’indicazione delle attività di interesse generale da svolgersi da parte dell’ente costituisce contenuto obbligatorio dello statuto: a tal fine, esigenze di chiarezza e trasparenza nei confronti degli associati, dei terzi e delle pubbliche amministrazioni richiedono che l’individuazione da parte dello statuto delle attività di interesse generale ne consenta una immediata riconducibilità a quelle elencate nel Codice. Ciò potrà ottenersi attraverso la riproduzione delle fattispecie ivi indicate anche con il richiamo alla
corrispondente lettera dell’articolo 5 comma 1.”.

Tutto ciò significa che non sarà più sufficiente indicare le attività svolte lasciando implicito il riferimento a quelle di interesse generale elencate dall’art. 5 c.1 CTS, ma che occorrerà ricondurle espressamente, citandoli, ad uno o più punti del citato articolo. Senza tali elementi, la modifica statutaria non sarà sufficiente per l’iscrizione al RUNTS.

 

Codice Qualità e Autocontrollo per gli organismi del Terzo Settore: linee guida del Forum Terzo Settore

Con una nota del 29 gennaio scorso il Forum del Terzo Settore ha reso nota la pubblicazione di una Linea Guida contenente “l’insieme dei diritti, dei doveri e delle responsabilità delle organizzazioni di Terzo settore nei confronti di tutti gli stakeholder e dell’interesse generale”.

“Il Codice di Qualità e Autocontrollo” – prosegue la nota – “nasce quindi per dotare le grandi reti e tutte le organizzazioni di uno strumento che valorizzi la propria dimensione etica e rafforzi la coerenza tra gli obiettivi dell’Ente e le proprie pratiche organizzative e gestionali.”

“Le Linee guide – prosegue Fiaschi (Portavoce del Forum del Terzo Settore, ndr)– saranno adottate dall’assemblea del Forum del Terzo Settore per diventare una matrice culturale comune tra tutti gli associati. Il passaggio successivo sarà quello di approntare un percorso formativo sui principi e comportamenti responsabili tra gli Enti di Terzo settore anche non aderenti al Forum per diventare uno strumento di costruzione diffusa di un civismo attivo eticamente orientato e forte di comportamenti positivi.”

Scarica qui le Linee Guida

Si tratta di un documento che traccia linee guida e quindi un orientamento culturale per gli Enti di Terzo Settore. Tuttavia non sfugge come tale indicazione orientativa esca nel momento in cui la maggior parte degli ETS già costituiti si appresta ad effettuare le modifiche statutarie, occasione quindi non solo di riflessione culturale, ma momento cruciale per istituzionalizzare regole e comportamenti eticamente orientati all’interno della propria ‘carta fondamentale’.

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